Fortnite-mania, le ragioni del successo di un nuovo fenomeno di massa

Fortnite-mania, le ragioni del successo di un nuovo fenomeno di massa

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80 milioni di utenti attivi ogni mese, ormai alla sua “sesta stagione”, Fortnite è diventato il tormentone per tutti gli appassionati di videogame e continua a macinare successo, avendo portato la sua casa fondatrice, “Epic Games”, ad un successo fosse insperato all’inizio ma che mese dopo mese è sempre più garantito. Il ciclone è partito nella scorsa primavera, si sta abbattendo su milioni di videogiocatori fino al punto di diventare un vero e proprio cult, un fenomeno di massa e portata culturale. I numeri parlano chiaramente: dal luglio del 2017 sono 125 i milioni di download effettuati. La sesta stagione, complici alcune novità introdotte, come sempre, ad ogni aggiornamento, ha cominciato a registrare un lieve calo. Lecito dunque chiedersi fino a quando durerà la fortuna di questo fenomeno videoludico che in un anno e poco più ha cominciato a far la guerra alle grandi case di produzione. Che hanno cominciato a reagire, colpo su colpo: il grande fenomeno di Call of Duty ha presentato, per primo, il genere che ha reso celebre Fortnite, la modalità “battle royal”, aggiunto al nuovissimo Black Ops 4, uscito solo dieci giorni fa e già primatista per vendite. Quella di Activision sarà la prima battaglia reale sviluppata per un blockbuster.

Ma andiamo con ordine. Quando nasce Fortnite? Nelle sue prime uscite, il gioco era ben diverso dalla versione attuale, e virale: quattro giocatori in coop dovevano affrontare una serie di difficoltà crescenti man mano che si avanzava di livello. Un flop che, dopo sette anni di sviluppo, rischiava di far collassare l’ambiziosa Epic Games che, con una intuizione geniale, ha lanciato la battle royal: cento giocatori buttati in mischia, vince chi resta in piedi fino alla fine. E il gioco si è tenuto lontano dal realismo perseguito da altri competitor, lasciando spazio all’immaginazione, al cartoonesco, al personaggio stilizzato e strambo: non scorre sangue, non vi sono sparatorie violente. Sembra che si sia in un perenne universo parallelo in cui si colpiscono gli avversari con pallottole di gomma senza far male a nessuno. La formula idonea che ha consentito di conquistare il pubblico di ogni età, bambini compresi. Milioni di videogiocatori sono cresciuti con Minecraft, ed hanno trovato in Fortnite una risposta alle esigenze dettate dalla loro crescita. Epic Games ha appena superato, il mese scorso, proprio Minecraft, che aveva stabilito il record di 75 milioni di utenti attivi al mese.

Fortnite ha avuto successo anche grazie alla Battaglia Reale completamente gratuita e facilmente scaricabile senza nessun costo. Epic Games ha ricevuto, nello scorso maggio, 318 milioni di dollari. Il guadagno è garantito sulla vendita dei “Pass Battaglia”, abbonamenti mensili che permettono di completare sfide e salire di livello, sbloccando oggetti e skin, ciò che consente la personalizzazione di un personaggio, tra aspetto, armi, e varie differenze estetiche. Alcuni pass costano dieci euro al mese ed altre opzioni premium consentono di acquistare fino a un massimo di venticinque euro. Fortnite ha stravolto il concetto di abbonamento mensile, che è ormai legato ad elementi di valore puramente estetico. Oltretutto le skin non determinano disparità nelle partite: sono solo un abbellimento per chi paga, il cavallo di battaglia che ha permesso a Fortnite di conquistarsi il suo pubblico. Fenomeno culturale tout court, insomma. Basti pensare che nello scorso giugno, a Los Angeles, 50 personalità del mondo della musica e dello spettacolo hanno fatto squadra con streamer e youtuber in un torneo dal montepremi stellare! Una “Battaglia Reale” in carne ed ossa, vista da oltre un milione e mezzo di spettatori.

Mentre molti giochi online calano e oscillano, Fornite è in crescita costante e, forte del suo pubblico, quando ha lanciato l’app per Android, si è rifiutata di distribuirla su Play Store di Google, per non versare il 30% di tutti gli acquisti “in game”, come avviene di norma. Perdere Google, che è una vetrina imprescindibile, poteva ritorcersi contro. Così non è stato. Fortnite ha sottomesso, come dire, anche un altro colosso delle consolle, ovvero Sony, che da sempre punta sul mondo di gioco chiuso e che invece si è dovuta adattare, complici le pressanti richieste degli utenti per giocare alla “battaglia reale” con chiunque. Sony ha dovuto aprire il suo mondo ed oggi, da PlayStation, si può giocare anche con chi si connette da Xbox, PC o cellulare. Tutti hanno subito la fascinazione del potere che Fortnite si è garantito in un anno e mezzo. Il vero successo del videogame si spiega per le storie che di volta in volta i programmatori di Epic Games sanno offrire: un universo ricco con cui poter interagire, sempre diverso e sempre variegato. Il gioco, di mese in mese, viene arricchito da nuovi contenuti, nuovi universi, nuove trame, nuove caratterizzazioni. Il vero successo di un format che ha al suo interno un effetto boomerang non indifferente. Il fatto di essere un universo aperto e non avere utenti fidelizzati ma che quasi si abbonano mensilmente, potrà forse, nel tempo, ritorcersi contro il geniale prodotto di Epic Games.

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